<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" version="2.0"><channel><atom:link rel="hub" href="http://tumblr.superfeedr.com/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"/><description>Letture, immagini, links, musica e citazioni. Un tumblog di Sinistra.</description><title>NOTE ROSSE</title><generator>Tumblr (3.0; @noterosse)</generator><link>http://noterosse.tumblr.com/</link><item><title>"Provo avversione per ogni forma di religione. Ma Don Gallo mi piaceva.
E’ facile dire che ha..."</title><description>“Provo avversione per ogni forma di religione. Ma Don Gallo mi piaceva.&lt;br/&gt;
E’ facile dire che ha lasciato un vuoto. E’ riempirlo che è difficile.&lt;br/&gt;
La Chiesa ha bisogno di intelligenza, non di furbizia. Di apertura, non di chiusura.&lt;br/&gt;
E se proprio vuol fare politica, si dia al socialismo.”&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; - &lt;em&gt;Checco @pranzosociale.org&lt;/em&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/51082797192</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/51082797192</guid><pubDate>Wed, 22 May 2013 20:19:35 +0200</pubDate><category>Don Gallo</category><category>Chiesa</category><category>Socialismo</category><category>Religione</category><category>Politica</category><category>quote</category></item><item><title>Clara Eissner Zetkin (Wiederau, 5 luglio 1857 – Archangelskoe,...</title><description>&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/fe7eee3def7d02c8232d05ad7b4125fb/tumblr_mn6hkypen81sq72byo1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Clara Eissner Zetkin (Wiederau, 5 luglio 1857 – Archangelskoe, 20 giugno 1933)&lt;/strong&gt;&lt;br/&gt;#comunismo #Communism #marxism #marxismo #Zetkin&lt;br/&gt;(from &lt;a href="http://www.streamzoo.com/u/noterosse/" target="_blank"&gt;@noterosse&lt;/a&gt; on Streamzoo)&lt;/p&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/51039912626</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/51039912626</guid><pubDate>Wed, 22 May 2013 04:29:22 +0200</pubDate><category>Communism</category><category>comunismo</category><category>marxism</category><category>marxismo</category><category>Zetkin</category></item><item><title>Friedrich Engels (Barmen, 28 novembre 1820 – Londra, 5 agosto...</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/853086016137a201706075dc2b92efd6/tumblr_mn5gmq3vGq1sq72byo1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Friedrich Engels (Barmen, 28 novembre 1820 – Londra, 5 agosto 1895)&lt;/strong&gt;&lt;br/&gt;#Engels #Communism #comunismo&lt;br/&gt;(from &lt;a href="http://www.streamzoo.com/u/noterosse/" target="_blank"&gt;@noterosse&lt;/a&gt; on Streamzoo)&lt;/p&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50986890634</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50986890634</guid><pubDate>Tue, 21 May 2013 15:11:14 +0200</pubDate><category>Communism</category><category>comunismo</category><category>engels</category></item><item><title> Ungheria: la caccia alle streghe anticomunista si scatena nel cuore dell'Unione Europea </title><description>&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;em&gt;I comunisti, costretti a cambiare nome al loro partito, lanciano un appello perché si faccia conoscere al mondo l&amp;#8217;offensiva liberticida del governo ungherese, che si propone di cancellare persino la memoria della Resistenza antifascista.&lt;/em&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Ai partiti comunisti e operai di tutto il mondo&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Compagni,&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Il Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese ha svolto il suo 25° Congresso Straordinario l&amp;#8217;11 maggio 2013.&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Abbiamo cambiato il nome del partito. Il nostro partito in futuro si chiamerà Partito dei Lavoratori Ungherese. &lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Il cambio del nome del partito non significa alcun cambiamento politico né ideologico. Vogliamo continuare apertamente la nostra lotta contro il capitalismo, e non essere costretti all&amp;#8217;illegalità. Per questo il congresso ha modificato il nome del partito per permettere la sua registrazione come Partito dei Lavoratori Ungherese. Sebbene cambi il nostro nome, i nostri principi non mutano. Continuiamo ad essere un partito marxista-leninista e comunista in lotta contro il capitalismo.&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;!-- more --&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Siamo stati obbligati a convocare questo congresso perchè il governo ungherese ha lanciato un nuovo attacco, molto serio, contro il partito. Il 19 novembre dello scorso anno, il Parlamento a Budapest ha approvato una nuova legge, proibendo l&amp;#8217;uso pubblico di nomi connessi con i “regimi autoritari del XX secolo”.&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Questa legge è entrata in vigore il 1 gennaio di quest&amp;#8217;anno. In accordo con la Costituzione Ungherese e la politica del governo attuale, i “regimi autoritari” sono la dittatura fascista di Ferenc Szalasi, che esistette tra l&amp;#8217;ottobre del 1944 e l&amp;#8217;aprile del 1945, e tutti i governi della costruzione socialista tra il 1948 e il 1990. Va evidenziato che non è compresa la dittatura di Miklos Horty, dal 1919 al 1944.&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;In base a ciò, nessun partito politico, compagnia, mezzo di comunicazione, via, piazza o luogo pubblico può portare il nome “di persone che abbiano avuto un ruolo dirigente nella creazione, sviluppo e conservazione dei regimi politici autoritari del XX secolo, né parole, né espressioni, né nomi di organizzazioni che possano essere messe direttamente in relazione con i regimi politici autoritari del XX secolo”.&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Ciò significa che le 43 via Lenin, le 36 vie Marx, e le sei vie Stella Rossa sono state ribattezzate. Lo saranno anche le 44 vie Liberazione, che celebravano la liberazione dell&amp;#8217;Ungheria dal fascismo hitleriano, e le 53 vie Endre Sagvari, che onorano il martire antifascista più importante dell&amp;#8217;Ungheria, assassinato nel 1944 dalla polizia fascista. Il suo nome non deve essere pronunciato. Tutte le le vie Esercito Popolare, Fronte Popolare e Repubblica Popolare devono sparire. La nota Piazza Mosca di Budapest è stata ribattezzata da poco.&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Di fatto, l&amp;#8217;uso pubblico di parole e categorie come “comunista”, “socialista”, “liberazione” e molte altre è diventato illegale.&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Perché le forze filo-capitaliste attaccano il nostro partito? Perché l&amp;#8217;Ungheria è in crisi. Quasi 500.000 persone sono ufficialmente registrate come disoccupati, più dell&amp;#8217;11% della forza lavoro. Una quantità simile di giovani lavora in altri paesi dell&amp;#8217;Unione Europea, principalmente in Gran Bretagna, Austria e Germania, perché non trova impiego nel proprio paese. Il tasso di disoccupazione giovanile (minori di 25 anni) n Ungheria è più del 28%.&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Il governo del partito Fidesz-Unione Civica Ungherese, diretto dal primo ministro Viktor Orban, conosce benissimo questi dati, mentre proclama il “miracolo ungherese”. La realtà è che molta gente comune sta peggio che mai.&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Le forze filo-capitaliste in Ungheria sanno fin troppo bene che solo il nostro partito propone un&amp;#8217;alternativa reale alla disoccupazione di massa, alla povertà e all&amp;#8217;occupazione coloniale dell&amp;#8217;Ungheria da parte delle compagnie multinazionali.&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Sempre di più il popolo si sta risvegliando e si rende conto che non solo i governi capitalisti sono colpevoli della sua situazione. E&amp;#8217; il sistema capitalista in generale che non funziona, almeno per il popolo. Viene apprezzato anche il fatto che i comunisti ungheresi stiano dalla parte dei lavoratori. Il nostro partito ha accumulato un considerevole capitale morale nella nostra società.&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Vi ringraziamo per la vostra solidarietà con la nostra lotta. Fate conoscere la situazione che si vive in Ungheria e sappiate che potete contare sui comunisti ungheresi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h5&gt;&lt;br/&gt;Fonte: &lt;a href="http://www.solidnet.org" target="_blank"&gt;www.solidnet.org&lt;/a&gt; | &lt;span&gt;Traduzione di Marx21.it&lt;/span&gt;&lt;/h5&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50982203153</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50982203153</guid><pubDate>Tue, 21 May 2013 13:03:00 +0200</pubDate><category>Ungheria</category><category>Comunismo</category><category>Antifascismo</category><category>Anticapitalismo</category><category>Resistenza</category></item><item><title>Modello argentino a Castelforte</title><description>&lt;p&gt;— &lt;strong&gt;Angelo Mastrandrea&lt;/strong&gt; —&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Dalla multinazionale alla cooperativa. Alla EX Evotape gli operai si riprendono la fabbrica e vedono la luce in fondo al crac: «ora siamo padroni di noi stessi. il nostro è un esempio»&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per comprendere con quanta passione un lavoratore svolge la propria attività bisogna stare attenti a cogliere dettagli apparentemente minori, ma rivelatori. Ad esempio, se una piccola aiuola di un piazzale asfaltato si trasforma come per miracolo in un orto operaio, ciò vuol dire che chi l&amp;#8217;ha tirato su e lo cura quasi fosse un figlio neonato non considera la fabbrica un luogo di alienazione e sfruttamento. Tra i 100 mila metri quadri di asfalto e capannoni della Mancoop, nelle campagne del bassissimo Lazio tra Castelforte e Santi Cosma e Damiano, in questi giorni stanno germogliando peperoni, basilico e rosmarino. E&amp;#8217; in questo metro scarso di verde attrezzato che è stato seminato il germe della speranza, e quelle piantine appena spuntate dal terreno rappresentano, per i 53 soci-lavoratori di una neonata cooperativa che produce nastri per imballaggi, il simbolo della riappropriazione del loro lavoro e della rinascita dopo un decennio trascorso in balìa di multinazionali arroganti, speculatori della finanza e avventurieri del capitale. &lt;!-- more --&gt;&lt;br/&gt;Bisogna arrivare fin quaggiù, in questo lembo estremo del Lazio ad appena duecento metri dal confine con il casertano, per incontrare l&amp;#8217;Argentina italiana. Ci si imbatte come in un&amp;#8217;oasi dopo aver attraversato il deserto industriale della Pontina e aver incrociato i Tom Joad della Depressione italiana lungo la Route 66 di casa nostra, vinti dalla globalizzazione come i protagonisti di Furore lo furono del crac americano del &amp;#8216;29: lavoratori che presidiano stabilimenti ridotti a gusci vuoti, sikh del Punjab sulla strada come in un romanzo di Cormac McCarthy, prostitute dell&amp;#8217;est o nigeriane a passeggio da un angolo a un altro di una piazzola. &lt;br/&gt;Gli operai della Mancoop hanno realizzato un miracolo di cui nessuno si è accorto, né i media intorpiditi da una recessione culturale non meno grave di quella economica e tantomeno i politici, impegnati in una metafisica del potere troppo distante dalla realtà per poterla illuminare a dovere. Nel gennaio del 2011 la fabbrica - che allora si chiamava Evotape - era morta, i 40 mila metri quadri di capannoni sigillati come un sarcofago, le macchine invidiate dai fabbricanti di adesivi di tutto il mondo messe a riposo in attesa di essere smontate e rivendute. Due anni dopo, il primo marzo del 2013, anno quinto della Grande Crisi che sta retrocedendo l&amp;#8217;Italia nel purgatorio d&amp;#8217;Europa, quelle stesse macchine riprendevano lentamente a sgranchire rulli e nastri trasportatori, come un gigante che si risveglia da un lungo coma. E i primi assunti della nuova impresa prendevano a coltivare, in quel metro quadro di terreno sottratto al cemento, l&amp;#8217;orto della rinascita. &lt;br/&gt;La Mancoop è oggi una fabbrica autogestita e in via di recupero, come nell&amp;#8217;Argentina del «fracaso» del 2001. Erasmo Olivella è il presidente della cooperativa che ha preso il posto della vecchia società fallita e sta riavviando la produzione. Assiso a un tavolo della ex sala mensa, ora adibita a sala assemblee, sotto uno striscione che recita «i soci lavoratori della Mancoop non chiedono assistenza ma sostegno per creare lavoro», quest&amp;#8217;uomo dal carattere sanguigno e dalla marcata inflessione dialettale si vanta del miracolo: «In un momento di crisi come questo siamo riusciti a creare posti di lavoro». E si infervora quando denuncia: «Non siamo stati aiutati da nessuno».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Dal padre padrone al manager&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La storia merita di essere raccontata tutta e dall&amp;#8217;inizio. Per la sua particolarità e perché emblematica di come sia possibile aprire delle brecce nell&amp;#8217;apparente monolitismo di quel capitalismo finanziario che ha inglobato e distrutto, in pochi anni, la produzione e il lavoro. Dimostra, inoltre, che è possibile mettere in discussione la relazione tra padroni e operai, e che questi ultimi non hanno necessariamente bisogno dei primi - delle loro capacità manageriali e dei loro capitali - per lavorare e produrre. Insomma, la Mancoop è un prototipo, un possibile modello di uscita dalla crisi, un antidoto alla Grande Depressione. &lt;br/&gt;Olivella volge le spalle a un cartello che ricorda la data di nascita dello stabilimento: il 1957. La Manuli prendeva il nome dal cognome del fondatore: Dardanio Manuli, un siciliano di Linina (Messina) che, a partire dal primo stabilimento a Milano negli anni &amp;#8216;30, aveva creato un gruppo industriale presente in quindici Paesi, con oltre tremila dipendenti e un fatturato di mille miliardi di lire dell&amp;#8217;epoca. Fu solo nel dopoguerra, quando arrivarono i finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno, che decise di spostare la produzione di nastri adesivi isolanti al sud e mise in piedi la fabbrica di Santi Cosma e Damiano.&lt;br/&gt;Rievocare le origini e i bei tempi della Manuli, quando qui dentro lavoravano 450 persone e tutto andava per il meglio, non serve ai lavoratori di oggi per indulgere nella nostalgia. L&amp;#8217;anzianità di servizio dello stabilimento, spiegano, è alla base della resurrezione. Spiega Franco Patriarca, che mi fa da cicerone tra i padiglioni ancora sequestrati e gli altri noleggiati dal curatore fallimentare alla Mancoop: «nuovi arrivati assorbivano il sapere dei più anziani, è per questo che abbiamo conservato un know how che ci consente di riprendere la produzione anche senza un padrone. Qui abbiamo una professionalità che è difficile ricreare ex novo altrove». Patriarca non lo dice, ma il riferimento è alla Serbia, nuova frontiera del capitalismo globalizzato e di un liberismo di comodo a caccia di incentivi di Stato e bassi costi di produzione. E&amp;#8217; lì che sono finite una parte delle macchine spalmatrici che i lavoratori della Mancoop non sono riusciti a salvare. Ad ascoltare Patriarca, vengono in mente le pagine in cui Ermanno Rea fa descrivere a Vincenzo Buonocore, con dovizia di particolari, la dismissione dell&amp;#8217;Italsider di Bagnoli. &lt;br/&gt;I lavoratori all&amp;#8217;epoca non potevano immaginare che alla morte del fondatore, nel 1998 alla non tenera età di 92 anni, sarebbero cominciati i guai. Non trascorse molto tempo, infatti, prima che la Manuli decidesse di cedere l&amp;#8217;azienda a una multinazionale americana, la Tyco. Non è necessario essere degli esperti di nastri adesivi perché questo nome risuoni familiare: il crac della big company - una conglomerata da 36 miliardi di fatturato - seguì immediatamente quello della Enron, ed entrambi i fallimenti divennero l&amp;#8217;emblema delle follie del capitalismo rampante americano degli anni &amp;#8216;90. Il caso che fece diventare il suo numero uno un paradigma delle follie dei manager della Manhattan da bere post-reaganiana merita di essere raccontato. Dennis Kozlowsky, all&amp;#8217;apice del suo successo, decise di regalare alla consorte una festa di compleanno in una villa in Sardegna. Ben prima del capogruppo laziale del Pdl Carlo De Romanis, che per festeggiare la sua elezione indisse a spese della collettività un toga-party in stile antica Roma, Kozlowsky curiosamente organizzò un&amp;#8217;analoga festa, con tanto di ragazze vestite da Poppea, agenti della security in divisa da centurioni e finanche un gladiatore a torso nudo. A inchiodare i partecipanti al loro cattivo gusto ci pensò dapprima un video amatoriale che fece il giro delle tv americane. Ma la vicenda virò dallo scandalistico al penale quando si venne a sapere che il party era stato pagato con denaro dell&amp;#8217;azienda: in totale un paio di milioni, 250 mila euro solo per l&amp;#8217;esibizione del cantante Jimmy Buffet. Kozlowsky provò a difendersi sostenendo che, pur essendo gli invitati abbigliati come a una festa di carnevale, fra di loro i toni delle conversazioni erano quelli seriosi di una riunione di un consiglio d&amp;#8217;amministrazione: «Quando si era seduti o ci si incontrava parlavamo di quello che stava succedendo in azienda». Non gli credette nessuno, naturalmente, tantomeno il giudice, che lo condannò a 8 anni di carcere per aver utilizzato, insieme all&amp;#8217;ex direttore finanziario Mark Swartz, ben più dei due milioni della festa in maschera: in tutto dalle casse della Tyco erano stati fatti sparire, per fini personali, 600 milioni di dollari. A pagare le spese della pagliacciata sarda e delle altre spese allegre dei manager della Tyco furono anche gli operai di Santi Cosma e Damiano. La parabola della fabbrica laziale è divenuta così una metafora perfetta del declino industriale italiano e dell&amp;#8217;evoluzione del capitalismo negli ultimi cinquant&amp;#8217;anni: dal padre padrone all&amp;#8217;italiana ai rampanti americani, fino alle banche e alle grandi finanziarie che aleggiano come avvoltoi sulle macerie del capitalismo, interessate solo a speculare e rivendere, mai a produrre. La ormai ex Manuli ed ex Tyco finisce infatti nelle mani di un fondo lussemburghese, Blu-O, «specializzato in ristrutturazioni di aziende di medie dimensioni», come si può leggere sul suo sito. Per gli operai comincia la via crucis degli stati di crisi e delle casse integrazioni - i costi, naturalmente, sono sempre scaricati sull&amp;#8217;odiato Stato - finché l&amp;#8217;azienda viene ceduta, per 19 milioni di euro, a una multinazionale messicana, anch&amp;#8217;essa produttrice di nastri per imballaggi: la Alma Monta. Il suo boss Pablo Keller si presenta con un ambizioso piano di investimenti, che sostiene essere finanziato nientemeno che dalla Banca Mondiale, e in una conferenza stampa annuncia: «La Evotape - questo l&amp;#8217;ultimo nome della Manuli, ndr - rappresenta il nostro primo investimento in Europa, che continuerà nella sua ricerca di opportunità di investimento». E&amp;#8217; il 21 giugno 2010, sei mesi dopo la fabbrica chiuderà per mancanza di liquidità. Per i 137 lavoratori si spalanca l&amp;#8217;abisso della mobilità, che in un paesino del sud Italia ai tempi della Grande Crisi non è altro che l&amp;#8217;anticamera della disoccupazione. Cioè della perdita d&amp;#8217;identità e di ruolo sociale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Stalingrado non si espugna &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se un grande choc può provocare, per reazione, effetti opposti a quelli preventivati, quel che è accaduto a Santi Cosma e Damiano ne è la dimostrazione. E&amp;#8217; in quei giorni di disperazione e sconforto, con decine di famiglie sul lastrico e un indotto azzerato, che in molti di loro scatta la voglia di reagire. «Ci siamo detti: questa fabbrica chiude non perché non produce più nulla ma perché vittima di speculazioni finanziarie, noi non sappiamo fare altro, se stiamo insieme possiamo provare a ripartire», spiega uno di loro. «Piuttosto che stare ad aspettare un Godot che non sarebbe arrivato mai, vale a dire un intervento dello Stato o un altro compratore, abbiamo deciso di rimetterci in gioco», dice Olivella. &lt;br/&gt;Agli operai della Evotape non difetta, oltre all&amp;#8217;indubbia capacità lavorativa, una solida cultura politica e sindacale: «Eravamo in stragrande maggioranza iscritti alla Cgil, ai tempi del Pci eravamo considerati una sorta di Stalingrado operaia, eravamo noi ad aprire sempre le feste del primo maggio», raccontano i più anziani. Di sicuro un background del genere ha fornito loro la capacità di organizzare una resistenza che ha pochi pari nel nostro Paese. Attutita dal silenzio della campagna circostante e dalla lontananza mediatica, ma non per questo meno incisiva. Per due anni una parte dei lavoratori, quelli che hanno creduto possibile una rinascita, hanno presidiato giorno e notte lo stabilimento per evitare che ladri interessati o occasionali portassero via o danneggiassero i costosi e indispensabili macchinari. Per un periodo l&amp;#8217;hanno anche occupata. Minacciati di sgombero, hanno puntato gli idranti contro la polizia: «Se ci provate, finisce come al G8 di Genova». Ancora oggi ammettono: «Avremmo resistito, non volevamo abbandonare un luogo simbolo del nostro territorio».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L&amp;#8217;antidepressivo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;«Non abbiamo voluto vivere la depressione». Per la prima volta dall&amp;#8217;inizio di questo viaggio sento pronunciare questa parola. Accade in queste campagne del basso Lazio, dove basta guadare un torrente per ritrovarsi in tutt&amp;#8217;altra terra: il casertano dei Casalesi, della «little Africa» dei raccoglitori di pomodori e dei villaggi abusivi affacciati sul mare. Ad ascoltarla, ci si sente come un cercatore del Sacro Graal che si imbatta in una prova decisiva della sua esistenza: la Grande Depressione non è un&amp;#8217;invenzione, è qui, ora, non è solo una suggestione giornalistica o la boutade di un Paul Krugman qualsiasi. Si respira nell&amp;#8217;aria e finalmente c&amp;#8217;è chi trova le parole per nominarla. Ma si può combattere e superare. E&amp;#8217; questo l&amp;#8217;insegnamento dei lavoratori della Mancoop, ex Evotape, ex fondo lussemburghese, ex Manuli. &lt;br/&gt;La guerra tra poveri è però sempre in agguato. Non tutti gli ex operai hanno aderito alla nuova cooperativa: più della metà dei lavoratori della ex Evotape hanno deciso di accontentarsi del sussidio statale e di non impegnarsi in questa avventura. Ci sono state polemiche, incomprensioni e liti, in particolare con la Cisl. «Purtroppo da queste parti c&amp;#8217;è diffidenza nei confronti delle cooperative, molti avevano paura e non hanno voluto rischiare», spiega Olivella. Il presidente della Mancoop ci tiene a precisare che il percorso che ha portato alla costituzione della cooperativa è stato «inclusivo, le assemblee sono state aperte a tutti». La quota sociale era poco più che simbolica: cento euro. «Ma oggi, ancora prima di ricominciare a produrre, siamo già in attivo di 11 mila» grazie alle prime commesse, raccontano con orgoglio. Si trattava solo di resistere a oltranza e di lavorare senza guadagnare. In 53 lo hanno fatto per due anni: andando a presidiare la fabbrica pur senza prendere lo stipendio, per non consegnarsi alla depressione del non lavoro e trasformarsi anche loro in Tom Joad del XXI secolo, costretti a emigrare chissà dove.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La democrazia partecipativa &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Mancoop adotta un metodo che Dario D&amp;#8217;Arcangelis, sindacalista della Cgil che mi fa da guida nel deserto industriale del basso Lazio e che, come un beduino del Sahara, conosce le oasi in cui far tappa, definisce di «democrazia partecipativa»: tutto si decide in assemblea. In questa fase, l&amp;#8217;autogestione è quasi totale: tutti fanno un po&amp;#8217; di tutto. I lavoratori sono riusciti a ottenere in fitto, a un costo di 180 mila euro l&amp;#8217;anno, 20 mila metri quadri dello stabilimento. Finalmente proprietari di loro stessi dopo aver sperimentato padroni di diversa risma, avventurieri centroamericani e finanzieri senza volto, mostrano le macchine sottratte alla dismissione, ne descrivono con orgoglio e dovizia di particolari prestazioni e capacità, quasi fossero degli esseri viventi, un&amp;#8217;estensione della propria capacità fisica e intellettuale. &lt;br/&gt;La Mancoop ha appena fatto le prime assunzioni, ed entro i primi mesi ne prevedono 35. Si sono dati un tempo di tre anni per farla decollare, stimano un fatturato di 2-3 milioni all&amp;#8217;anno. Dalle istituzioni vorrebbero non tanto solidarietà e neppure assistenzialismo, come ribadiscono a più riprese, ma una politica di sostegno e incentivo a imprese del genere, per rimettere in moto le troppe energie lavorative represse dalla recessione. Soprattutto, sperano che la loro esperienza sia replicata, come nell&amp;#8217;Argentina del 2001: «Siamo un modello, la dimostrazione che si può uscire dalla crisi mettendo in gioco se stessi». Un fiore sbocciato a sorpresa nel deserto italiano, con l&amp;#8217;ambizione di farne fiorire altri mille.&lt;/p&gt;
&lt;h5&gt;Fonte: il manifesto via il manifestino - &lt;a href="http://manifestino.blogspot.it/2013/05/modello-argentino-castelforte.html" target="_blank"&gt;http://manifestino.blogspot.it/2013/05/modello-argentino-castelforte.html&lt;/a&gt;&lt;/h5&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50820886977</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50820886977</guid><pubDate>Sun, 19 May 2013 16:28:00 +0200</pubDate><category>Castelforte</category><category>Evotape</category><category>Mancoop</category><category>lavoro</category></item><item><title>Sagnet d`Italia: il contributo di civilità dei migranti. Le storie dimenticate</title><description>&lt;p&gt;— &lt;strong&gt;Antonello Mangano&lt;/strong&gt; —&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Quanti sono i Sagnet d`Italia? Tutti lo sanno ma lo dimenticano in fretta. Gli italiani non hanno memoria delle lotte contro il caporalato, la camorra e la `ndrangheta. Contro il lavoro nero e le inciviltà di questo Paese. Gli africani di Rosarno e gli operai della logistica. La comunità di Castel Volturno e i rumeni in Calabria. Hanno denunciato boss, scioperato contro lo sfruttamento. Risposta con i fatti al peggiore dei post di Beppe Grillo.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Yvan pensava all`Italia già da ragazzino a Doula, Camerun. &lt;/strong&gt;Quando si iscrive al Politecnico di Torino realizza il suo sogno. Come molti studenti, rimane senza soldi e decide di cercarsi un lavoro estivo. Va a raccogliere i pomodori in Puglia e scopre un pezzo del Paese molto lontano dalla sua immaginazione. Contrariamente a molti italiani, decide che quello che vede non gli sta bene. &lt;!-- more --&gt;Lo sfruttamento selvaggio, gli intermediari parassiti, le imprese che impongono la legge della giungla. Diventa il leader dello sciopero di Nardò. Sull`onda di quella lotta, lo Stato italiano approva la legge contro il caporalato. L`intermediazione illegale di manodopera diventa reato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Arafat viene dall`Egitto e vive a Piacenza. &lt;/strong&gt;È il leader dello sciopero alla TNT, uno dei maggiori corrieri al mondo. Una lotta che ha recuperato ai conti dello Stato italiano milioni di euro di contributi. Il contagio benefico si è esteso a tante altre aziende (Coop, Granarolo, Ikea, Esselunga). Lottiamo anche per gli italiani, dice. Anche se noi siamo di passaggio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Luis viene dal Perù, faceva politica anche al suo paese. &lt;/strong&gt;Aveva un buon lavoro e si è creato una famiglia a Milano, con i figli all`Università. Ma di fronte alle umiliazioni razziste dei capireparto, ha deciso che la dignità conta più dei soldi. Insieme ai suoi compagni, ha provato a spiegarlo pure al padrone dell`Esselunga, uno che vive con qualche secolo di ritardo, al tempo degli schiavi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gli africani di Rosarno hanno denunciato il killer del clan Pesce che nel 2010 aveva sparato &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;per futili motivi a due ivoriani.&lt;/strong&gt; Da quel gesto e dalle due rivolte che sono seguite – contro la violenza mafiosa e contro lo sfruttamento – la comunità locale ha preso coraggio e ha ritrovato sicurezza. Paradossalmente anche la magistratura sembra aver preso coraggio da quei fatti. Arresti di massa degli ‘ndranghetisti e sequestri di beni non si erano visti con l`intensità degli ultimi anni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il testimone della strage di Castel Volturno ha permesso l`arresto di un gruppo di fuoco di&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt; scissionisti cocainomani&lt;/strong&gt;. Avevano ucciso i suoi connazionali e anche tanti italiani. E avrebbero ucciso ancora. Nessuno avrebbe mai testimoniato, preferendo contare i morti anziché compiere un gesto di coraggio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;I rumeni di San Gregorio d`Ippona hanno denunciato il figlio del boss Mancuso, 19 anni, che &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;tormentava senza motivo lavoratori indifesi.&lt;/strong&gt; L`ultimo lo hanno lasciato in una pozza di sangue dopo averlo colpito con un mattone. Ma il clan - tra i più potenti della `ndrangheta - contava sul silenzio degli italiani, non su quello degli stranieri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Carmen Florea vive a Corigliano, comune sciolto per `ndrangheta. &lt;/strong&gt;L`ex sindaco, sorella del boss del paese, aveva approvato una delibera surreale sull`idoneità alloggiativa degli stranieri, in un posto dove le case sono spesso abusive e fatiscenti. Un provvedimento in stile leghista in un paese di mafia. Florea, mediatrice culturale, ha fatto valere l`illeggittimità della legge in un territorio dove un simile atto significa mettersi contro il sistema di potere. I rumeni non potevano ottenere il codice fiscale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;a href="http://www.beppegrillo.it/2013/05/kabobo_ditalia.html" target="_blank"&gt;post sul sito beppegrillo.it&lt;/a&gt; porta dentro quel movimento un tema della destra più estrema: tre casi isolati, uno dei quali è pure portoghese, come esempio degli immigrati criminali. Queste storie non sono invece casi isolati. Sono movimenti di massa che hanno coinvolto centinaia e centinaia di persone. Tutti migranti che hanno alzato il livello di civiltà di questo Paese, peraltro molto basso. E lo faranno ancora e sempre di più, se la marea nera dell`ignoranza e della cattiveria non li fermerà prima.&lt;/p&gt;
&lt;h5&gt;Fonte: Terrelibere.org - &lt;a href="http://www.terrelibere.org/4641-sagnet-ditalia" target="_blank"&gt;http://www.terrelibere.org/4641-sagnet-ditalia&lt;/a&gt;&lt;/h5&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50689909544</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50689909544</guid><pubDate>Sat, 18 May 2013 02:39:00 +0200</pubDate><category>migranti</category><category>Grillo</category><category>M5S</category><category>'ndrangheta</category></item><item><title>Lev Trotsky (Janovka, 7 novembre 1879 – Coyoacán, 21 agosto...</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/68d8152a3989a80445533039642ddf2b/tumblr_mmywquVpJt1sq72byo1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Lev Trotsky&lt;/strong&gt; (Janovka, 7 novembre 1879 – Coyoacán, 21 agosto 1940) hunting for cacti in Mexico, 1940. Photo by Alexander Buchman. (Credit: &lt;a href="http://zolotoivek.tumblr.com" target="_blank"&gt;http://zolotoivek.tumblr.com&lt;/a&gt;). Modificata. Fotografia A4 -  3508x2480 - &lt;a href="https://www.box.com/s/glxut3nyy4k05tthl24r" target="_blank"&gt;https://www.box.com/s/glxut3nyy4k05tthl24r&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50688415867</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50688415867</guid><pubDate>Sat, 18 May 2013 02:16:06 +0200</pubDate><category>Trotsky</category></item><item><title>'Senza Confini' - l'ultimo editoriale di Luigi Pintor</title><description>&lt;p&gt;— Redazione &lt;strong&gt;ilcorsaro.info&lt;/strong&gt; —&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Luigi Pintor ci ha lasciato dieci anni fa, il 17 maggio 2003. Di seguito pubblichiamo il suo ultimo editoriale, di una attualità spiazzante. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sinistra italiana che conosciamo è morta. Non lo ammettiamo perché si apre un vuoto che la vita politica quotidiana non ammette. Possiamo sempre consolarci con elezioni parziali o con una manifestazione rumorosa. Ma la sinistra rappresentativa, quercia rotta e margherita secca e ulivo senza tronco, è fuori scena. Non sono una opposizione e una alternativa e neppure una alternanza, per usare questo gergo. Hanno raggiunto un grado di subalternità e soggezione non solo alle politiche della destra ma al suo punto di vista e alla sua mentalità nel quadro internazionale e interno. &lt;br/&gt;Non credo che lo facciano per opportunismo e che sia imputabile a singoli dirigenti. Dall&amp;#8217;89 hanno perso la loro collocazione storica e i loro riferimenti e sono passati dall&amp;#8217;altra parte. Con qualche sfumatura. &lt;!-- more --&gt;Vogliono tornare al governo senza alcuna probabilità e pensano che questo dipenda dalle relazioni con i gruppi dominanti e con l&amp;#8217;opinione maggioritaria moderata e di destra. Considerano il loro terzo di elettorato un intralcio più che l&amp;#8217;unica risorsa disponibile. Si sono gettati alle spalle la guerra con un voto parlamentare consensuale. Non la guerra irachena ma la guerra americana preventiva e permanente. Si fanno dell&amp;#8217;Onu un riparo formale e non vedono lo scenario che si è aperto. Ciò vale anche per lo scenario italiano, dove il confronto è solo propagandistico. Non sono mille voci e una sola anima come dice un manifesto, l&amp;#8217;anima non c&amp;#8217;è da tempo e ora non c&amp;#8217;è la faccia e una fisionomia politica credibile. E&amp;#8217; una constatazione non una polemica.&lt;br/&gt;Noi facciamo molto affidamento sui movimenti dove una presenza e uno spirito della sinistra si manifestano. Ma non sono anche su scala internazionale una potenza adeguata. Le nostre idee, i nostri comportamenti, le nostre parole, sono retrodatate rispetto alla dinamica delle cose, rispetto all&amp;#8217;attualità e alle prospettive.&lt;br/&gt;Non ci vuole una svolta ma un rivolgimento. Molto profondo. C&amp;#8217;è un&amp;#8217;umanità divisa in due, al di sopra o al di sotto delle istituzioni, divisa in due parti inconciliabili nel modo di sentire e di essere ma non ancora di agire. Niente di manicheo ma bisogna segnare un altro confine e stabilire una estraneità riguardo all&amp;#8217;altra parte. Destra e sinistra sono formule superficiali e svanite che non segnano questo confine.&lt;br/&gt;Anche la pace e la convivenza civile, nostre bandiere, non possono essere un&amp;#8217;opzione tra le altre, ma un principio assoluto che implica una concezione del mondo e dell&amp;#8217;esistenza quotidiana. Non una bandiera e un&amp;#8217;idealità ma una pratica di vita. Se la parte di umanità oggi dominante tornasse allo stato di natura con tutte le sue protesi moderne farebbe dell&amp;#8217;uccisione e della soggezione di sé e dell&amp;#8217;altro la regola e la leva della storia. Noi dobbiamo abolire ogni contiguità con questo versante inconciliabile. Una internazionale, un&amp;#8217;altra parola antica che andrebbe anch&amp;#8217;essa abolita ma a cui siamo affezionati. Non un&amp;#8217;organizzazione formale ma una miriade di donne e uomini di cui non ha importanza la nazionalità, la razza, la fede, la formazione politica, religiosa. Individui ma non atomi, che si incontrano e riconoscono quasi d&amp;#8217;istinto ed entrano in consonanza con naturalezza. Nel nostro microcosmo ci chiamavamo compagni con questa spontaneità ma in un giro circoscritto e geloso. Ora è un&amp;#8217;area senza confini. Non deve vincere domani ma operare ogni giorno e invadere il campo. Il suo scopo è reinventare la vita in un&amp;#8217;era che ce ne sta privando in forme mai viste.&lt;/p&gt;
&lt;h5&gt;Fonte: Ilcorsaro.info - &lt;a href="http://ilcorsaro.info/Editoriali/senza-confini-l-ultimo-editoriale-di-luigi-pintor.html" target="_blank"&gt;http://ilcorsaro.info/Editoriali/senza-confini-l-ultimo-editoriale-di-luigi-pintor.html&lt;/a&gt;&lt;/h5&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50684490541</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50684490541</guid><pubDate>Sat, 18 May 2013 01:16:00 +0200</pubDate><category>Sinistra</category><category>Luigi Pintor</category><category>Pintor</category></item><item><title>Grillo, un razzista qualunque</title><description>&lt;p&gt;— &lt;strong&gt;Luca Fiore&lt;/strong&gt; —&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Grillo punta sempre più sull’elettorato spaventato dalla crisi e orientato su posizioni xenofobe. L’ultimo post sul suo blog parla alla pancia e sobilla le pulsioni più inquietanti dell’opinione pubblica quando avverte: “attenti allo straniero”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Cos’è il razzismo? Attribuire dei fatti, degli eventi, delle caratteristiche di una o più persone a tutta la sua ‘razza’. E così se un immigrato ghanese fuori di testa esce in strada a Milano e prende a picconate i malcapitati passanti, il problema non è l’autore del gesto, ma diventa un popolo intero. I Ghanesi, perché Kabobo era ghanese, o per estensione meglio ancora tutti gli africani. O perchè no tutti gli stranieri.&lt;br/&gt;E’ esattamente l’operazione che fa Beppe Grillo nel breve post pubblicato ieri sul suo (purtroppo) lettissimo blog. Un’operazione razzista da manuale, di quelle che raccolgono consensi trasversali ed entusiastici in una opinione pubblica sempre più spaventata da crisi, disoccupazione e mancanza di prospettive. &lt;!-- more --&gt;E che piuttosto che arrabbiarsi e mobilitarsi contro chi li obbliga alla disperazione sociale preferisce prendersela con chi sta anche solo un po’ peggio, con chi ha qualche diritto in meno e quindi difficilmente si può difendere. E’ più facile che prendersela con i potenti, e meno rischioso, non c’è il pericolo di farsi male.&lt;br/&gt;Qualcuno ha detto di Grillo che quando qualcuno insiste sul fatto che non è né di destra né di sinistra spesso è uno di destra. Non è un caso che sullo Ius Soli Grillo sia in compagnia di personaggi come Gasparri o Borghezio. Personaggi che non avrebbero saputo approfittare meglio di alcuni fatti di cronaca nera che hanno avuto per protagonisti alcuni immigrati. &lt;br/&gt;D’altronde ieri sera, mentre il post razzista faceva il pieno di visite sul blog a cinque stelle, l’ex comico si avviava a tenere i suoi comizi negli ex feudi leghisti. Dove il suo movimento ha fatto già il pieno di voti alle scorse elezioni politiche, raccogliendo i consensi di decine di migliaia di ex leghisti in cerca di un approdo più sicuro ma altrettanto soddisfacente dal punto di vista delle pulsioni xenofobe e degli interessi di bottega. Per molti di questi ex leghisti non pentiti il nuovo leader non ha nulla da invidiare a quelli vecchi caduti in disgrazia, Senatur in testa. Ai loro occhi, grazie ad un’attenta opera di propaganda di Grillo, Casaleggio e del loro staff, il Movimento Cinque Stelle appare come una Lega all’ennesima potenza.&lt;br/&gt;Quando parla di questi temi Grillo dimostra di avere nel suo Dna una visione del mondo e della società profondamente reazionaria. &lt;br/&gt; Che poi molti elettori progressisti scontenti dei partiti della sinistra allo sbando considerino entusiasticamente l’M5S una forza democratica se non addirittura antagonista è il trucco alla base del successo della creatura di Grillo. Che manda un giorno un messaggio di destra e il giorno dopo uno di sinistra, che è di destra su un tema e di sinistra su un altro, che è di destra in un territorio e di sinistra in un altro. Di modo che ognuno, in una società atomizzata, vede ciò che vuol vedere e ciò che vuol sentire, e così il movimento incassa successi su successi sfruttando l’ambiguità del proprio messaggio. &lt;br/&gt;Di seguito, per chi non volesse andare direttamente sul blog di Grillo, il post razzista. In cui manca, ovviamente, ogni riferimento a episodi di cronaca nera simili a quello che ha avuto per protagonista il nero ‘sporco e cattivo’ richiamato nel titolo. Praticamente ogni giorno qualche folle ammazza moglie e figli in qualche località italiana, per non parlare di coloro che, in preda a un qualche raptus, scatenano la loro rabbia omicida nei confronti di ignari passanti. Sono fatti che hanno a che fare con ragioni psicologiche e psichiatriche, con un contesto sociale fatto di crisi e alienazione, e che vanno esaminati uno per uno, riportati alle condizioni specifiche che li generano. &lt;br/&gt; Ma nell’economia del discorso razzista episodi simili vengono aggregati e valutati in maniera diversa. Amplificando quelli che hanno per protagonisti soggetti ‘stranieri’, nascosti quelli compiuti da italianissimi cittadini. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;em&gt;Quanti sono i Kabobo d&amp;#8217;Italia? Centinaia? Migliaia? Dove vivono? Non lo sa nessuno.&lt;/em&gt;&lt;br/&gt;&lt;em&gt; Via Melzo, Milano, un cittadino portoghese originario dell&amp;#8217;Angola, stacca a un passante un orecchio a morsi. Prosegue poi per Porta Venezia dove picchia una persona all&amp;#8217;uscita dalla metropolitana. Sale su un convoglio e alla fermata di Palestro aggredisce a testate, calci e pugni un ragazzo. Risalito in superficie, raccoglie un mattone e lo tira in faccia a un sessantenne che portava a spasso il cane. Gli spacca il setto nasale e gli procura un vasto ematoma all&amp;#8217;occhio. Viene arrestato e dopo un meserilasciato in libertà. Il pensionato lo ha rivisto nel suo quartiere e si è rifugiato in macchina. Il cane si è dato alla fuga.&lt;/em&gt;&lt;br/&gt;&lt;em&gt; Niguarda, Milano, un cittadino ghanese, già identificato per atti violenti, tra i qualil&amp;#8217;aggressione alla Polizia a Bari-Palese insieme ad altri immigrati, e per questo incarcerato per sei mesi,uccide a picconate tre persone e ne ferisce altre tre. Kabobo, senza dimora, senza un lavoro, gira da tempo per l&amp;#8217;Italia indisturbato.Kaboboaveva chiesto asilo politico dopo essere sbarcato a Lampedusa, nel 2011, status che gli era stato negato. Ma l’immigrato aveva presentato ricorso sul quale i giudici non si sono ancora pronunciati e pur irregolare non poteva essere espulso. Kabobo ha trascorso la notte prima dei delitti nei ruderi di villa Trotti,un&amp;#8217;area abbandonata al centro del quartiere Niguarda. Era stato identificato il 16 aprile dai Carabinieri.&lt;/em&gt;&lt;br/&gt;&lt;em&gt; Castagneto Carducci, un senegalese,&lt;a href="http://www.lanazione.it/toscana/cronaca/2013/05/04/883094-livorno-ragazza-strangolata-ilaria-leone-sentito-interrogato-fidanzato.shtml" target="_blank"&gt;Ablaye Ndoye&lt;/a&gt;, spacciatore, è arrestato per l&amp;#8217;omicidio di Ilaria, una ragazza di diciannove anni, picchiata durante un tentativo di stupro con tale violenza da farlasoffocare dal sangue delle ferite al setto nasale. Ablaye era irregolare con provvedimento di espulsione.&lt;/em&gt;&lt;br/&gt;&lt;em&gt; Tre casi diversi. Un comunitario portoghese che doveva (deve) stare in carcere, qui o al suo Paese, e comunque va reimpatriato. Un ghanese che doveva essere considerato sorvegliato speciale per la sua violenza. Un senegalese il cui decreto di espulsione non è mai stato applicato.&lt;/em&gt;&lt;br/&gt;&lt;em&gt; Chi è responsabile? Non la Polizia che più che arrestarli a rischio della vita non può fare. Non la magistratura che è soggetta alle leggi. Non il Parlamento, che ha fatto della sicurezza un voto di scambio elettorale tra destra e sinistra e ha creato le premesse per la nascita del razzismo in Italia.&lt;/em&gt;&lt;br/&gt;&lt;em&gt; Nessuno è colpevole, forse neppure Kabobo. Se gli danno l&amp;#8217;infermità mentale presto sarà di nuovo un uomo libero.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;/em&gt;Di queste poche righe intrise di luoghi comuni e di razzismo da quattro soldi le frasi peggiori sono quelle che mirano a instillare nel lettore l&amp;#8217;ansia e la paura. Come quella che apre il post: &amp;#8220;&lt;em&gt;Quanti sono i Kabobo d&amp;#8217;Italia? Centinaia? Migliaia? Dove vivono? Non lo sa nessuno&amp;#8221;. &lt;br/&gt;&lt;/em&gt;Ma come ha ricordato qualcuno in questi giorni riportando alla memoria l&amp;#8217;episodio in cui, nel 2009, fu un italiano a prendere a martellate i passanti alla stazione di Palermo, fino a quando fu bloccato da alcuni &amp;#8216;extracomunitari&amp;#8217;, la follia non ha colore.&lt;/p&gt;
&lt;h5&gt;Fonte: Contropiano.org - &lt;a href="http://www.contropiano.org/news-politica/item/16637-grillo-un-razzista-qualunque" target="_blank"&gt;http://www.contropiano.org/news-politica/item/16637-grillo-un-razzista-qualunque&lt;/a&gt;&lt;/h5&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50644039381</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50644039381</guid><pubDate>Fri, 17 May 2013 12:21:00 +0200</pubDate><category>Grillo</category><category>M5S</category><category>razzismo</category><category>destra</category><category>sinistra</category></item><item><title>Zitto il nemico ti ascolta! </title><description>&lt;p&gt;— &lt;strong&gt;Giorgio Cremaschi&lt;/strong&gt; —&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se Silvio Berlusconi esprime sfacciatamente il peggio del passato e del presente del nostro paese, il Presidente Giorgio Napolitano rappresenta con il massimo della onestà e del rigore una Italia senza futuro. Apprendiamo da Il Messaggero che il Presidente chiama tutti alla calma e ai toni bassi, il leader della destra così come quegli splendidi bresciani che in massa l&amp;#8217;hanno contestato. E questa politica a bassa voce viene invocata anche per gli impegni assunti da governi e Parlamento con l&amp;#8217;Unione Europea. State zitti, l&amp;#8217;Europa ci ascolta. (&amp;#8230;)&lt;br/&gt;Non ci sono illusioni da coltivare, secondo Giorgio Napolitano, sul fatto che si possa in breve abbandonare la politica di austerità e rigore. I patti europei, il fiscal compact, la Troika non lo permettono. &lt;!-- more --&gt;Quindi non ci saranno risorse per la mitica ripresa, per i disoccupati, i precari e i cassaintegrati, i pensionati. Non ci saranno risorse se non per qualche aggiustamento e qualche dilazione di catastrofi sociali. I conti non lo permettono.&lt;br/&gt;Da questo punto di vista meglio la brutalità del Presidente, che il ridicolo balletto di chiacchiere dei partiti di governo. Che promettono sapendo di non poter mantenere e che ogni tanto parlano di rinegoziare in Europa, sapendo che questo non è assolutamente alla loro portata.&lt;br/&gt;Quindi l&amp;#8217;austerità ed il massacro sociale continueranno, perché essi vengono considerati il mezzo per far ripartire l&amp;#8217;economia. Non c&amp;#8217;è più la politica dei due tempi, prima il rigore e i sacrifici poi la crescita, con cui ci imbrogliavano una volta. Ora ci chiariscono che è dalla purificazione, dalla igiene sociale del rigore che nasce la nuova economia competitiva.&lt;br/&gt;È il messaggio che viene dalla Grecia. Qui per la prima volta dalla crisi una agenzia di rating ha emesso un verdetto positivo. In Grecia si può investire perché con il 70&amp;#160;% di giovani disoccupati, con i salari dei pochi occupati ridotti del 30%, con tutto quel che ancora vale messo all&amp;#8217;asta, si può comprare a prezzi stracciati.&lt;br/&gt;Il disastro sociale e civile della Grecia sta diventando una opportunità economica per la finanza internazionale, come la ricostruzione di un paese distrutto dalla guerra. Questa è la ripresa. Quindi se vogliamo accelerarla da noi dobbiamo smetterla di frenare il rigore. Prima ci autodistruggiamo, prima arriva il momento di ripartire.&lt;br/&gt;Peccato però che le previsioni più ottimistiche ci informino che il prodotto lordo del paese tornerà ai livelli pre crisi nel 2020, mentre la disoccupazione di massa neppure allora sarà riassorbita. Il presente attuale è solo l&amp;#8217;avvio di un futuro eguale o peggiore.&lt;br/&gt;Giorgio Napolitano rappresenta con il massimo dell&amp;#8217;onestà e del rigore una sinistra che ha rinunciato ad essere se stessa. Che ha accettato i dogmi della economia liberale e che ora condivide le follie dei trattati e delle istituzioni europee che impongono l&amp;#8217;austerità. Una sinistra che in tutto il continente contribuisce alla distruzione dello stato sociale e dei diritti del lavoro. E che soprattutto si è assunta il compito di spiegare che a tutto questo non c è alternativa.&lt;br/&gt;Che questa sinistra sia in crisi in tutto il continente è solo un atto di giustizia.&lt;br/&gt;Il futuro si costruisce abbandonandola e mettendo in discussione subito la politica di austerità con tutti i suoi vincoli e trattati europei. Urliamolo se necessario, così finalmente i popoli europei udiranno da noi cose giuste e utili anche per loro.&lt;br/&gt;Ps. Ho visto che Maurizio Landini sostiene che la manifestazione del 18 maggio non è contro il governo. E contro chi è allora?&lt;br/&gt;Ma dai Maurizio, le cose sulla occupazione che giustamente chiede la FIOM questo governo non vuole e non può farle e non le farà. Sarà il primo avversario di esse.&lt;br/&gt;Semmai si può dire che solo contro il governo non basta, che bisogna chiamare in causa Giorgio Napolitano e i vincoli europei che ci massacrano. Io nel mio piccolo il 18 scendo in piazza contro tutto questo.&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.rete28aprile.it" target="_blank"&gt;www.rete28aprile.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h5&gt;Fonte: Controlacrisi.org - &lt;a href="http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2013/5/17/33722-zitto-il-nemico-ti-ascolta/" target="_blank"&gt;http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2013/5/17/33722-zitto-il-nemico-ti-ascolta/&lt;/a&gt;&lt;/h5&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50606791342</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50606791342</guid><pubDate>Fri, 17 May 2013 00:37:32 +0200</pubDate><category>troika</category><category>Napolitano</category><category>fiscal compact</category><category>austerity</category><category>grecia</category><category>sinistra</category><category>Maurizio Landini</category><category>FIOM</category></item><item><title>Non se ne esce #serviziopubblico</title><description>&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/684d810d0bb94e4af36ee59d59b797b2/tumblr_mmwvrkUBES1sq72byo1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Non se ne esce #serviziopubblico&lt;/p&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50604078401</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50604078401</guid><pubDate>Thu, 16 May 2013 23:59:44 +0200</pubDate><category>serviziopubblico</category><category>santoro</category><category>travaglio</category><category>santanchè</category></item><item><title>Lo scetticismo non è Ross@</title><description>&lt;p&gt;— &lt;strong&gt;Alessandro Avvisato&lt;/strong&gt; —&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo scetticismo è il sale della ragione ma applicato alla politica spesso diventa un&amp;#8217;arma rivolta contro se stessi. E&amp;#8217; un invito allo scoraggiamento contro la partecipazione.&lt;br/&gt;E&amp;#8217; sorprendente e un po&amp;#8217; esasperante rilevare come un perno della filosofia come lo scetticismo – l&amp;#8217;esercizio del dubbio come fattore costitutivo della ragione – possa trasformarsi nel suo contrario. Sollevare dubbi è un bene, farne una filosofia politica è, invece, una dannazione.&lt;br/&gt;Ciò che sorprende in alcune reazioni nella discussione intorno al percorso politico avviato sabato a Bologna con l&amp;#8217;avvio di Ross@ (Resistenza, Organizzazione, Solidarietà, Socialismo, Anticapitalismo&amp;#8230;&amp;#8230;) è per un verso l&amp;#8217;uso dello scetticismo a mò di meccanismo auto-protettivo ed escludente, per l&amp;#8217;altro è la pervicace capacità di trascendere completamente dalle cose scritte e da quelle dette per interpretare motu proprio quello che non c&amp;#8217;è scritto e quello che non è stato detto. &lt;!-- more --&gt;Ma se il secondo può essere la manifestazione un po&amp;#8217; tradizionale di una divergenza politica sul percorso indicato da Ross@, lo scetticismo, è invece un atteggiamento da battere all&amp;#8217;interno delle nostre file e del nostro blocco sociale di riferimento.&lt;br/&gt;A nessuno dovrebbe sfuggire che lo scetticismo è un atteggiamento che viene incentivato sistematicamente dagli apparati ideologici delle classi dominanti, anzi viene promosso come un indicatore di maturità. Il richiamo ai filosofi scettici decora e completa una operazione ideologica della classe dominante tesa a rendere credibile e inamovibile solo il suo sistema economico-sociale, politico, ideologico e i rapporti sociali (di subalternità di molti verso pochi) che è nella natura e nella regola costitutiva del capitalismo.&lt;br/&gt;Tutto il resto, tutte le ideologie e i processi politici che ambiscono a rovesciare questa sorta di “destino manifesto” dell&amp;#8217;umanità, vengono combattuti con la repressione e depotenziati sul piano ideologico, rendendole vane, non credibili, irrealizzabili o repellenti per la maggioranza di coloro che avrebbero tutto l&amp;#8217;interesse a liberarsi dal dominio capitalista.&lt;br/&gt;Rendere scettici gli oppressi sulle possibilità del cambiamento è parte della fondamentale vittoria strategica del capitale sul lavoro. Alimentare lo scetticismo tra coloro che per coscienza di sé dovrebbero e potrebbero ingaggiare questa sfida diventa così decisivo per seminare&amp;#8230; dubbi, rinunce, inerzia.&lt;br/&gt;Per onestà occorre ammettere che il lavoro sporco non lo fanno solo gli apparati ideologici della borghesia. Un contributo non irrilevante lo hanno dato anche i partiti della sinistra che negli ultimi venti anni sono riusciti a dilapidare un patrimonio storico, umano e politico, portando milioni di compagne e compagni a infrangersi sugli scogli del politicismo e della incoerenza. Ragionare sulle sconfitte mentre tutti coloro che dispongono di vie di fuga si accomodavano serenamente negli interstizi o nei salotti predisposti dalla classe dominante, è diventato doloroso e devastante per migliaia di militanti e attivisti.&lt;br/&gt;Abbiamo assistito ad un “goccia dopo goccia”, anno dopo anno, elezioni dopo elezioni, rospi ingoiati, menopeggismo diffuso a piene mani, liquidazione di memoria storica e identità, annebbiamento della funzione delle avanguardie e della militanza, che ha demoralizzato due generazioni e ipotecato il futuro di quelle nuove lasciandogli a disposizione solo macerie o opportunismo sulle quali crescere e formarsi politicamente.&lt;br/&gt;Destrutturare le generazioni ancora attive e depotenziare quelle emergenti, consente di far sì che in Italia – nonostante una condizione sociale drammatica e in via di incarognimento – si stenti a ritrovare una soggettività politica o pezzi di “classe di per sè” disposti a ingaggiare la sfida storica tra interessi di classe antagonisti dentro la crisi sistemica in corso.&lt;br/&gt;Se questo è vero, lo scetticismo diffuso tra tanti militanti o ex militanti della sinistra e dei movimenti rischia di diventare una prigione ideologica e psicologica della quale il padrone può addirittura consegnare le chiavi al prigioniero.&lt;br/&gt;Il tentativo messo in campo con Ross@ si appresta a fare i conti anche con tutto questo. La cosa che colpiva nell&amp;#8217;assemblea di Bologna era proprio l&amp;#8217;assenza di retorica e la cautela degli interventi. Non si può sostituire con le coreografie, le icone e gli slogan un buco che ha scavato così a fondo nell&amp;#8217;atteggiamento di tante compagne e compagni.&lt;br/&gt;A Bologna si è parlato di discontinuità, rottura e coerenza come condizioni preliminari per ricostruire un minimo di militanza attiva e l&amp;#8217;organizzazione/ricomposizione dei settori popolari colpiti e disgregati dalla crisi. Guardare a questo tentativo solo con lo specchio del scetticismo può rivelarsi un atteggiamento negativo e un po&amp;#8217; autoconsolatorio. Diverso è segnalare invece divergenze politiche esplicite. In questo caso definirsi può diventare utile per unirsi in futuro e da questo punto di vista Ross@ ha già esplicitato le sue nei confronti di una sinistra subalterna e un movimentismo che si rifiuta di diventare movimento di classe. E&amp;#8217; cominciata una sfida, anche a noi stessi.&lt;/p&gt;
&lt;h5&gt;Fonte: Contropiano.org - &lt;a href="http://www.contropiano.org/archivio-news/editoriale/item/16597-lo-scetticismo-non-%C3%A8-ross" target="_blank"&gt;http://www.contropiano.org/archivio-news/editoriale/item/16597-lo-scetticismo-non-%C3%A8-ross&lt;/a&gt;&lt;/h5&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50571501128</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50571501128</guid><pubDate>Thu, 16 May 2013 13:51:41 +0200</pubDate><category>Ross@</category><category>Sinistra</category><category>Resistenza</category><category>socialismo</category><category>Anticapitalismo</category></item><item><title>Avanti così rischiamo di perdere tutto. Di nuovo</title><description>&lt;p&gt;— &lt;strong&gt;Dino Greco&lt;/strong&gt; —&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Scacco matto ai lavoratori. In due mosse. Prima Elsa Fornero eleva l’età pensionabile fino a sei anni in più, generando un drammatico contraccolpo nella vita di milioni di persone. Poi Enrico Giovannini, suo degno erede al welfare, fingendo di occuparsi degli “esodati”, offre generosamente una via di scampo: si può uscire prima dal lavoro (fra i 62 e i 66 anni), ma a patto di accettare pesanti decurtazioni di una rendita già seriamente impoverita dalla manomissione, al ribasso, dei criteri con cui se ne calcola l’importo. Nello stesso tempo, il governo è all’opera per rendere “operativa” la proroga del blocco della contrattazione e, conseguentemente, delle retribuzioni nel settore pubblico, per un altro anno. &lt;!-- more --&gt;&lt;br/&gt; La logica del governo – di tutto il governo – è chiarissima: colpire salari e pensioni. E’ la conferma della strategia deflattiva, dell’austerity, che sta avvitando il Paese in una recessione senza via di uscita.&lt;br/&gt; E’ anche la linea di Mario Draghi: abbattere il costo del lavoro e la spesa sociale (sono queste le “riforme” di cui eufemisticamente si parla) per trasformare il mercato del lavoro in una riserva di manodopera ad infimo costo, con l’idea malsana di fondare su questo presupposto la ripresa. &lt;br/&gt; Le imprese dovranno cioè poter avvalersi di lavoratori deprivati di diritti, piegati a surrogare con l’”olio di gomito” la scarsa propensione all’investimento e all’innovazione di lor signori. E’ la vecchia idea di una “competitività bassa”, che affida gli incrementi di produttività ad un’intensificazione dello sfruttamento: una corsa a ritroso nel tempo, l’esatto opposto di quanto ormai chiede persino la parte meno ottusa della cultura economica liberale: più spesa pubblica e più alti redditi.&lt;br/&gt; I seguaci europei delle fraudolente teorie di Rogoff-Reinhart, succubi del dogma monetarista, stanno creando le condizioni di una gigantesca implosione, non solo economica, del vecchio continente. La spirale rigore-recessione-disoccupazione-nuovo rigore sta producendo, sia pure in proporzioni diverse da paese a paese, un impoverimento di massa, la cancellazione del sistema di diritti e di protezione sociale che era stato il tratto distintivo dell’Europa post-bellica, l’erosione rapida delle democrazie parlamentari, lo scivolamento verso regimi dai tratti autoritari, teleguidati da poteri finanziari privi di legittimità costituzionale che detengono saldamente nelle proprie mani il potere reale. E ogni giorno aumenta la velocità con cui si precipita lungo questo piano inclinato senza che si trovino – e neppure si cerchino – antidoti per arrestarne la corsa.&lt;br/&gt; In questo scenario, nulla produce più inerzia, passività e rassegnazione dell’attuale quadro politico, con una destra del tutto disinteressata alle sorti del Paese e con un Partito democratico stordito e imbalsamato, ma entrambi avvinti in una danza macabra governata da un proto-dittatore come Berlusconi.&lt;br/&gt; Quella che stiamo attraversando sarà forse – parafrasando Karl Marx – la versione farsesca di una storia tragica che l’Italia ha già vissuto. Ma l’angolo in cui giacciono prostrati i lavoratori, le loro organizzazioni sindacali e la sinistra esangue che ancora si sforza di dire qualcosa non lascia presagire nulla di buono. &lt;br/&gt; Non c’è ancora la consapevolezza dell’entità del pericolo. Non c’è ancora la percezione che si può davvero perdere tutto. Di nuovo.&lt;/p&gt;
&lt;h5&gt;Fonte: Liberazione - &lt;a href="http://www.liberazione.it/news-file/Avanti-cos--rischiamo-di-perdere-tutto--Di-nuovo.htm" target="_blank"&gt;http://www.liberazione.it/news-file/Avanti-cos&amp;#8212;rischiamo-di-perdere-tutto&amp;#8212;Di-nuovo.htm&lt;/a&gt;&lt;/h5&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50490883274</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50490883274</guid><pubDate>Wed, 15 May 2013 13:48:45 +0200</pubDate><category>lavoro</category><category>Elsa Fornero</category><category>Enrico Giovannini</category><category>esodati</category><category>pensioni</category><category>salario</category><category>Mario Draghi</category><category>PD</category></item><item><title>Landini, Fiom: il Pd ha tradito i lavoratori</title><description>&lt;p&gt;— &lt;strong&gt;Fabio Luppino&lt;/strong&gt; —&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quando scende in piazza la Fiom ci sono sempre moltissimi giovani. Così sarà anche sabato prossimo a Roma per la grande manifestazione promossa dal sindacato di Landini e che si concluderà in piazza San Giovanni in tarda mattinata. &amp;#8220;I lavoratori in questi anni sono stati lasciati soli, sono state fatte leggi contro di loro. Noi chiederemo il rispetto della Costituzione&amp;#8221;, dice Maurizio Landini, segretario della Fiom.&lt;br/&gt;&lt;strong&gt;In piazza ora perché?&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;Perché non possiamo più aspettare e c&amp;#8217;è urgenza di chiedere un cambiamento delle politiche economiche e sociali e arrestare l&amp;#8217;attacco ai diritti dei lavoratori. La democrazia è a rischio perché è a rischio la tenuta sociale.&lt;!-- more --&gt;&lt;br/&gt;&lt;strong&gt;L&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&amp;#8216;ultimo appuntamento politico in piazza San Giovanni a Roma ha visto per protagonista Grillo e il suo movimento in chiusura della campagna elettorale. Adesso voi?&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;Non ho paura di chi democraticamente riempie le piazze. A me fa molto più paura quando si riempiono le piazze contro la democrazia come è successo a Brescia la scorsa settimana con Berlusconi. Chi manifesta e chiede il cambiamento rende più viva la democrazia. Più volte i metalmeccanici hanno riempito quella piazza il 16 ottobre e il 9 marzo per dare segnali forti sul lavoro. Vedo ora la stessa esigenza.&lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Che cosa chiederete?&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;Sarà una piazza di proposta. Per creare nuovi posti di lavoro bisogna riprendere gli investimenti, allentare i vincoli europei, combattere l&amp;#8217;evasione fiscale, far rientrare i capitali, bloccare i licenziamenti, contratti di solidarietà. E poi deve essere estesa la cassaintegrazione a chi non ce l&amp;#8217;ha. Noi diremo, in un momento in cui i diritti sono a rischio, che la Costituzione deve essere realizzata: diritto al lavoro, diritto alla salute, diritto alla conoscenza. Chiediamo anche che si lanci una lotta contro la criminalità organizzata che sta occupando pezzi interi dell&amp;#8217;economia reale. Non ci saranno solo i metalmeccanici. Ci saranno tutte quelle categorie e forze che vogliono costruire un progetto sociale di cambiamento. I giovani, i precari, associazioni che non accettano la soluzione politica che è stata trovata per gestire il Paese. Due terzi dell&amp;#8217;Italia ha chiesto il cambiamento e oggi si ritrova ancora al governo Berlusconi, una cosa inconcepibile.&lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Non vi aspettate nulla dal governo Letta, quindi?&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;Non è la soluzione che ci voleva e che chiedeva il Paese. Non saranno in grado di produrre il cambiamento che serve per rimettere in cammino l&amp;#8217;Italia. Chiediamo che si faccia velocemente una nuova legge elettorale e mettere in condizione gli italiani di produrre il cambiamento che è necessario.&lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Se non cambia il quadro è meglio tornare alle urne?&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;Sì, perché mi chiedo come possa fare questo governo a produrre cambi di rotta decisivi. Per ora abbiamo visto attacchi alla giustizia e non è con l&amp;#8217;Imu che si cambia il quadro. Qui bisogna cancellare le leggi che sono state fatte, bisogna rimettere mano alla riforma delle pensioni, combattere l&amp;#8217;evasione fiscale. Avere un&amp;#8217;idea di sviluppo diverso e non credo proprio sia nelle corde di questo governo.&lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Tutti lo dicono, l&amp;#8217;urgenza è il lavoro. Ma non basta trovare i soldi, ci vuole una strategia vera&amp;#8230;&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;In Italia da anni non c&amp;#8217;è una politica industriale, niente per siderurgia, telecomunicazioni, componentistica per citarne solo alcuni. Servono piani nazionali per siderurgia, energie rinnovabili, un piano dei trasporti e della mobilità. Per creare occupazione bisogna dire basta alle grandi opere, dalla Tav al Ponte sullo Stretto. Ci voglioni investimenti per la manutenzione del territorio. Bisogna rimettere a posto ospedali, scuole.&lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Il Pd dice di mettere al centro il lavoro. Voi vi siete battuti per i diritti e per i posti di lavoro, la vicenda Fiat è emblematica. Avete sentito in quella circostanza il sostegno del Pd?&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;Il Pd ci ha lasciati soli. Il Pd non ha cancellato l&amp;#8217;articolo 8, addirittura ha contribuito alla modifica dell&amp;#8217;articolo 18 che ora serve solo a fare i licenziamenti. Ha votato quelle leggi e non ha fatto nulla per cancellare quelle adottate da Berlusconi.&lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Cosa si deve fare?&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;Rimettere al centro il lavoro significa affermare l&amp;#8217;idea di un lavoro con diritti certi. Chiediamo quindi una legge sulla rappresentanza che consenta ai lavoratori di essere cittadini anche nelle fabbriche, che si cancelli l&amp;#8217;articolo 8 che permette alle imprese di uscire dai contratti e dalle leggi. Va superata la pratica degli accordi separati. Va estesa la democrazia. Va riunificato tutto ciò che oggi è diviso.&lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Cosa si aspetta da Epifani segretario del Pd?&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;Non mi aspetto nulla. Bisogna vedere se il Pd sarà capace di trovare un filo politico.&lt;br/&gt;&lt;strong&gt;Ma un ex sindacalista, l&amp;#8217;ex segretario della Cgil non garantisce di più i lavoratori?&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;Non è un problema di persone. Il problema è se il lavoro e la sinistra torneranno ad essere rappresentati anche in quel partito. Io di tessere in tasca ne ho due: quella della Cgil e quella dell&amp;#8217;Anpi. Non partecipo alla vita di questo o di quel partito. Dico solo che in Italia c&amp;#8217;è bisogno di una forte politica capace di rappresentare il lavoro. La crisi della sinistra nasce proprio da questo punto: non sono stati capaci di rappresentare il lavoro.&lt;br/&gt;&lt;strong&gt;In primis dal Pd?&lt;br/&gt;&lt;/strong&gt;Ha accettato la modifica dell&amp;#8217;articolo 18, non si è opposto all&amp;#8217;articolo 8. Se la maggioranza dei lavoratori dipendenti ha votato altri o non ha votato una ragione ci sarà.&lt;/p&gt;
&lt;h5&gt;Fonte: Globalist - &lt;a href="http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=44115&amp;amp;typeb=0" target="_blank"&gt;http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=44115&amp;amp;typeb=0&lt;/a&gt;&lt;/h5&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50490533767</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50490533767</guid><pubDate>Wed, 15 May 2013 13:38:38 +0200</pubDate><category>fiom</category><category>maurizio landini</category><category>PD</category><category>Lavoro</category><category>Sinistra</category></item><item><title>"Non v’è società vivente fuor di quella che è animata dall’ineguaglianza e..."</title><description>“Non v’è società vivente fuor di quella che è animata dall’ineguaglianza e dall’ingiustizia.”&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; - &lt;em&gt;Paul Claudel&lt;/em&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50458132999</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50458132999</guid><pubDate>Wed, 15 May 2013 02:24:36 +0200</pubDate><category>quote</category><category>società</category><category>ingiustizia</category></item><item><title>Cosa porta la sinistra alla sconfitta</title><description>&lt;p&gt;di &lt;strong&gt;Fabio Marcelli&lt;/strong&gt; —&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La lotta per la liberazione dal berlusconismo non è certo finita con la sciagurata scelta del gruppo dirigente del Pd di accodarsi al Caimano per dar vita a quello che sarà ricordato come il più disastroso governo dell’Italia repubblicana. Essa entra solo in una nuova decisiva fase nella quale anche ad orbi, ciechi e guerci di ogni genere è oramai evidente il vero carattere del Partito democratico, accozzaglia di gruppetti di potere subalterni ad ogni tipo e genere di poteri forti, compresi quelli radunati attorno a Mr. Bunga Bunga.&lt;br/&gt;Né qualcuno osi dire che non si poteva fare diversamente dato che il Pdl aveva ottenuto molti voti alle ultime elezioni. Intanto non si è perseguita, da parte del Pd gonfio di estrogeni filoberlusconiani e comunque profondamente di destra, con la sufficiente tenacia, l’alternativa basata sull’accordo con il Movimento Cinque Stelle. Poi è più che mai valido quanto affermato da Manuel Castells su Internazionale di questa settimana a proposito della situazione in Islanda e in Italia: non è un programma radicale che porta alla sconfitta la sinistra, ma il mancato rispetto di tale programma.&lt;!-- more --&gt;&lt;br/&gt;Dalla crisi non si esce certo con le ricettucole di Letta, che sembra la caricatura di Monti. Tutt’al più si darà ossigeno a Berlusconi soddisfacendo le sue richieste in materia di Imu, con le quali il furbo individuo ha del resto colto un’esigenza diffusa, e allontanando in tutti i modi le minacce giudiziarie che giustamente si addensano sul suo capo.&lt;br/&gt;Intanto la resistenza antiberlusconiana riparte da Brescia, con la manifestazione a sostegno della magistratura da parte dei centri sociali e da Roma, con la manifestazione a ricordo di Giorgiana Masi che ha avuto luogo ieri nonostante il divieto di Alemanno e della questura, contro la sfilata filoclericale che aveva luogo contemporaneamente.&lt;br/&gt;Il berlusconismo è anche questo, una capacità davvero spregiudicata di combinare il libertinaggio e il clericalismo più sfacciati. Anche su questo piano del tutto inconsistente appare il Pd, oggi dominato fra l’altro da ex democristiani che in fatto di clericalismo non hanno nulla da imparare dalla destra.&lt;br/&gt;Un fatto positivo in questo quadro è anche costituito dall’inizio dell’emancipazione del Movimento Cinque Stelle dal suo padre fondatore, che pure qualche merito lo ha avuto. Ed è positivo che tale emancipazione avvenga su di un terreno come quello della concessione della cittadinanza agli immigrati di seconda generazione. Chi, da Grillo a Grasso, si esprime contro questa norma, vuole confondere le acque e attingere alla peggiore demagogia di stampo razzista. In discussione infatti non è un astratto jus soli, ma il diritto di chi in Italia è nato e ha vissuto di accedere concretamente alla cittadinanza. Nei termini previsti dalla proposta di legge di iniziativa popolare che ho voluto mettere in appendice al mio ultimo libro su “Immigrazione, asilo e cittadinanza universale”.&lt;br/&gt;Cittadinanza, diritti civili, crisi. Pare proprio che la lotta su tutti questi piani, che si intrecciano fra di loro, sarà lunga e complessa, e che per liberarci davvero di Berlusconi e tutto ciò che rappresenta dovremo liberarci di molte altre cose, primo fra tutti il Pd. Ma probabilmente anche Beppe Grillo, quantomeno nella sua veste di guru indiscusso.&lt;br/&gt;Come ricordava il candidato del Movimento Cinque Stelle alla presidenza dell’VII municipio romano, alla manifestazione convocata sabato dal Comitato NoPUP indignati, il vero cambiamento di paradigma è dato dallo spostamento del baricentro decisionale da una classe politica nella sua massima parte inadeguata e spesso indegna ai cittadini. Cittadini vecchi e nuovi, aggiungo io.&lt;br/&gt;Appunto per questo è necessario ridare vita e linfa a una sinistra di cui si sconta drammaticamente oggi in Italia la mancanza. Che certo dovrà essere profondamente diversa da quella che finora abbiamo conosciuto e che giustamente è oramai pressoché defunta. &lt;br/&gt;Oltre alle manifestazioni indicate voglio ricordare l’iniziativa di Sel a Roma con la partecipazione di Rodotà e l’assemblea di Bologna per la costituzione di un nuovo polo anticapitalista, che ha assunto la suggestiva denominazione di Ross@. Nonché ovviamente, il necessario successo della &lt;strong&gt; &lt;a href="http://www.repubblicaromana.org/" target="_blank"&gt; Repubblica Romana &lt;/a&gt; &lt;/strong&gt; , la coalizione di liste per Sandro Medici sindaco alle prossime elezioni del Comune di Roma, che già nel suo nome rievoca uno dei più importanti esperimenti costituzionali dell’Italia preunitaria sul piano della democrazia e della laicità.&lt;/p&gt;
&lt;h5&gt;Fonte: Il Fatto Quotidiano via Controlacrisi.org - &lt;a href="http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2013/5/14/33643-cosa-porta-la-sinistra-alla-sconfitta/" target="_blank"&gt;http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2013/5/14/33643-cosa-porta-la-sinistra-alla-sconfitta/&lt;/a&gt;&lt;/h5&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50456975915</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50456975915</guid><pubDate>Wed, 15 May 2013 02:08:00 +0200</pubDate><category>Sinistra</category><category>Ross@</category></item><item><title>Se rinasce non potrà che essere Ross@ </title><description>&lt;p&gt;di &lt;strong&gt;Checchino Antonini&lt;/strong&gt; —&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si chiamerà &lt;strong&gt;Ross@&lt;/strong&gt; - &lt;strong&gt;R&lt;/strong&gt;esistenza, &lt;strong&gt;O&lt;/strong&gt;rganizzazione, &lt;strong&gt;S&lt;/strong&gt;olidarietà, &lt;strong&gt;S&lt;/strong&gt;ocialismo, &lt;strong&gt;A&lt;/strong&gt; come anticapitalismo, antipatriarcato, antirazzismo, antifascismo, ambientalismo - dove l&amp;#8217;ultima &amp;#8216;a&amp;#8217; è la chiocciolina, simbolo di connessione. Connessione di soggetti smarriti. Soggetti che resistono ma che faticano a parlarsi. E&amp;#8217; quello che Francesco Piccioni, giornalista del Manifesto, disegna con efficacia: «&lt;em&gt;Siamo le cinquanta sfumature di rosso&lt;/em&gt;». Ma il punto di rottura con la &amp;#8220;tradizione&amp;#8221; sta nel fatto che questa affollata assemblea dentro un cinema della Bolognina non è la fusione a freddo di gruppi dirigenti. E&amp;#8217; il primo incontro nazionale della &amp;#8220;&lt;em&gt;dichiarazione comune per un nuovo soggetto anticapitalista e libertario&lt;/em&gt;&amp;#8221; che si tiene a pochi metri dal luogo dove il Pci scelse di sciogliersi più di vent&amp;#8217;anni fa. &lt;!-- more --&gt;«&lt;em&gt;Il Pd è nato lì, speriamo di non fare lo stesso percorso&lt;/em&gt;», scherza Giorgio Cremaschi. «&lt;em&gt;Non siamo all&amp;#8217;anno zero ci sono storie, rancori, ragioni. Siamo in grado di metterle in discussione?&lt;/em&gt;», si chiede citando il motto di San Paolo: «&lt;em&gt;Non voglio sapere da dove vieni ma che strada farai e come la faremo insieme&lt;/em&gt;».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; ***&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; «&lt;em&gt;Ross@ come la bandiera della Comune di Parigi, primo esperimento di socialismo in Occidente&lt;/em&gt;». E&amp;#8217; una proposta di lotta prima di essere un movimento e nasce dalla &amp;#8220;dichiarazione comune per un soggetto anticapitalista e libertario&amp;#8221; firmata da centinaia di attivisti sindacali e politici provenienti perlopiù dalla &lt;strong&gt;Rete 28 Aprile&lt;/strong&gt; (la minoranza di sinistra della Cgil), dall&amp;#8217;&lt;strong&gt;Usb&lt;/strong&gt;, dal &lt;strong&gt;comitato No debito&lt;/strong&gt;, da &lt;strong&gt;Sinistra critica&lt;/strong&gt;, dalla &lt;strong&gt;Rete dei comunisti&lt;/strong&gt; e da &lt;strong&gt;settori di Rifondazione comunista&lt;/strong&gt;. La loro relazione non sarà pattizia ma si baserà su un principio elementare: una testa, un voto. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; «&lt;em&gt;Aderiamo a questo percorso come militanti che non rinunciano alle proprie appartenenze sindacali, politiche e nei movimenti sociali&lt;/em&gt; - spiega Giorgio Cremaschi nell&amp;#8217;intervento introduttivo - &lt;em&gt;ma che impegnano la propria persona nell&amp;#8217;impresa di costruire una casa comune della lotta e dell&amp;#8217;alternativa anticapitalista. Aderiamo a questi punti e a questa proposta per lavorare alla loro diffusione, approfondimento, arricchimento e all&amp;#8217;organizzazione del percorso. Sappiamo che il primo metro di misura saranno il rigore e la coerenza personale con cui li porteremo avanti. Ci ritroveremo a settembre dopo aver discusso in ogni parte del paese. Ci diamo come scadenza il prossimo autunno. Allora dovremo essere in piazza con una forza tale da mettere in crisi il governo e il dominio della Troika europea e chi li sostiene&lt;/em&gt;».&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; ***&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; «&lt;em&gt;Gli attacchi alla classe operaia si stanno succedendo in tutta Europa. La disoccupazione di massa, la riduzione delle prestazioni sociali, la mancanza di sicurezza in ogni aspetto della vita - tutto questo richiede una risposta. I vecchi partiti del centro sinistra sono ormai compromessi dal loro sostegno al programma di austerità. La loro idea di un capitalismo compassionevole che può essere accettato per lavorare nell&amp;#8217;interesse di tutti è chiaramente una truffa. Com&amp;#8217;era prevedibile, di fronte a questa verità, essi si allineano con i partiti della destra. Abbiamo bisogno di ricominciare. Abbiamo bisogno di nuovi partiti della sinistra che capiscano e difendano gli interessi della gente comune. Dobbiamo unirci in questo progetto in tutta Europa. Possiamo avere successo solo se realizziamo l&amp;#8217;internazionalismo!&lt;/em&gt;». &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; Questo saluto del regista Ken Loach, il silenzio per le vittime del porto di Genova e poi l&amp;#8217;introduzione di Giorgio Cremaschi di cui abbiamo anticipato le proposte. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; ***&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; La sua relazione si snoderà attorno al testo dell&amp;#8217;appello finale che riproponiamo integramente:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;#8220;Lo sfruttamento del lavoro, la disoccupazione e la precarietà di massa, la violenza sulle donne, le discriminazioni e la soppressione dei diritti, la cancellazione della democrazia, la devastazione della natura, avanzano. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; È necessario qui ed ora un movimento sociale e politico anticapitalista e libertario, che non insegua i miraggi di piccoli aggiustamenti che in nome del meno peggio portano sempre al peggio Noi pensiamo che sia necessario riprendere la via della liberazione della società dal dominio del mercato e del profitto, noi pensiamo che oggi si possa e si debba rendere attuale il socialismo. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; Competitività, flessibilità, austerità, produttività sono parole che presiedono alle politiche oggi dominanti. Politiche nemiche della umanità e della natura. Bisogna rompere con esse e con chi le adotta come valore e metro di misura. Dobbiamo combattere i privilegi della casta, ma ancora di più lottare contro il potere vero, quello della ricchezza, del mercato, dei padroni. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; A tutto questo contrapponiamo il socialismo del 21esimo secolo, che si costruisce sulle necessità di oggi, con obiettivi e conquiste progressive e con la partecipazione popolare, che cammina passo passo con le lotte per la la liberazione dallo sfruttamento e da ogni oppressione. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; Noi vogliamo: &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; 1) Rompere con l&amp;#8217;Unione europea. Democrazia vera, diritti del lavoro, stato sociale, eguaglianza, libertà sono incompatibili con l&amp;#8217;Europa del rigore, del fiscal compact, di Maastricht e della Troika. Non c&amp;#8217;è nulla da rinegoziare, i trattati vanno cancellati. L&amp;#8217;euro e il debito non ci debbono più ricattare, bisogna che i popoli conquistino la sovranità sulla moneta e sulla spesa pubblica. 2) Ridurre l&amp;#8217;orario di lavoro e il tempo di lavoro a parità di salario, mentre il reddito deve essere garantito a chi non ha un lavoro sicuro e dignitoso. L&amp;#8217;educazione e la formazione pubbliche, l&amp;#8217;abitare, la sanità pubblica vanno garantite e tutta la società va ricostruita su nuove basi. La sola compatibilità è l&amp;#8217;eguaglianza sociale&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; 3) I beni comuni in mano pubblica, così come le banche e le attività strategiche. Il lavoro deve controllare la produzione e il potere pubblico deve impedire la chiusura delle aziende, le delocalizzazioni, i licenziamenti. La democrazia deve entrare in ogni luogo di lavoro.Riconversione industriale e produttiva, salvaguardia dell&amp;#8217;ambiente e del patrimonio culturale, intervento pubblico generalizzato nella economia. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; 4) Libertà delle donne contro l&amp;#8217;oppressione patriarcale, libertà e cittadinanza dei migranti contro le leggi schiaviste, libertà e diritti delle persone contro i poteri del mercato e delle burocrazie autoritarie. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; 5) Una politica fiscale immediatamente e fortemente redistributiva verso i redditi fissi, da lavoro e pensione, a danno della grande rendita, del grande capitale, delle ricchezze private e dell&amp;#8217;evasione. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; 6) Pace e disarmo, con la fine immediata di tutte le missioni militari all&amp;#8217;estero e di tutte le spese di guerra. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; 7) Una vera democrazia fondata su una legge elettorale proporzionale pura, sulla distruzione dei privilegi delle caste, sul diritto dei lavoratori a decidere liberamente su chi li rappresenta e sugli accordi, sulla partecipazione, sui referendum, sul diritto a decidere delle popolazioni nel territorio. Diciamo no al presidenzialismo e all&amp;#8217;autoritarismo plebiscitario che mirano a distruggere la Costituzione Repubblicana. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; Non uno solo di questi punti è oggi interamente sostenuto dalle forze di centrosinistra e dai grandi sindacati confederali. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; Sono nostri avversari il governo Napolitano Letta Berlusconi, il suo programma e chi lo sostiene. Sono avversari la politica di austerità della Troika europea, e la sua traduzione nelle relazioni sindacali con il patto corporativo tra CGIL, CISL, UIL e Confindustria. Sono altro da noi tutta la politica del centrosinistra e tutti i tentativi di riaffermarla. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; Noi vogliamo essere militanti di un movimento politico che affermi il diritto e la legittimità dell&amp;#8217;alternativa, che rovesci gli equilibri, i poteri, i vincoli che oggi impediscono ogni reale cambiamento e che prima di tutto sia uno strumento per l&amp;#8217;organizzazione e la rappresentanza di tutte e tutti coloro che vengono colpiti dallo sviluppo capitalista e dalla sua crisi e vogliono ribellarsi. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt; Per questo cominciamo oggi un percorso che sappiamo difficile e pieno di ostacoli, ma convinti che se le forze anticapitaliste in Italia resteranno nella frammentazione attuale, la reazione antisociale continuerà&amp;#8221;.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; ***&lt;/p&gt;
&lt;h5&gt;Fonte: Pop Off - &lt;a href="http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=74288&amp;amp;typeb=0&amp;amp;Se-rinasce-non-potra-che-essere-Ross-" target="_blank"&gt;http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=74288&amp;amp;typeb=0&amp;amp;Se-rinasce-non-potra-che-essere-Ross-&lt;/a&gt;&lt;/h5&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50455179565</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50455179565</guid><pubDate>Wed, 15 May 2013 01:44:00 +0200</pubDate><category>Sinistra</category><category>Sinistra Critica</category><category>Rifondazione Comunista</category><category>Usb</category><category>No debito</category><category>Rete 28 aprile</category><category>Rete dei comunisti</category><category>Movimento</category><category>Anticapitalismo</category><category>Socialismo</category><category>Antifascismo</category><category>Ambientalismo</category><category>Resistenza</category><category>Comunismo</category><category>Ross@</category></item><item><title>Pól Mac Adaim - An T-IdirnaisiúNtaL’internazionale in...</title><description>&lt;iframe src="http://player.vimeo.com/video/34639453" width="400" height="300" frameborder="0"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Pól Mac Adaim&lt;/strong&gt; - &lt;em&gt;An T-IdirnaisiúNta&lt;/em&gt;&lt;br/&gt;L’internazionale in gaelico (irlandese)&lt;/p&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50339971658</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50339971658</guid><pubDate>Mon, 13 May 2013 15:23:00 +0200</pubDate><category>internazionale</category><category>comunismo</category><category>music</category><category>musica</category><category>politica</category><category>internationale</category><category>irish</category><category>politics</category><category>communism</category></item><item><title>Roma, Si è svolta la “Marcia per la vita” tra integralisti cattolici e neofascisti</title><description>&lt;p&gt;Alla “marcia” hanno aderito politici di diversi schieramenti (Pdl e Terzo Polo) anche Forza Nuova e il movimento ungherese HIVM più Militia Christi. Mentre Obama in Usa promuove una campagna per l’integrazione degli immigrati nel nostro paese viviamo l’aberrazione di chi vorrebbe far perdere alle donne tutti i diritti acquisiti da anni di lotte e sofferenza. Il senso di colpa, padre di tante nevrosi femminili, è il tipico tasto su cui giocano queste organizzazioni retrive e pericolose che cercano di speculare sulla religione. In un momento in cui si parla a fatica di femminicidio senza che le donne vengano insultate, l’ennesimo sfregio all’indipendenza femminile e alla sua psicologia è questa marcia che vorrebbe la donna solo madre e corpo generativo. Le donne sono minate nel profondo dalla crisi, le prime a subire disoccupazione e violenze di genere e oggi, grazie ad Alemanno verremo insultate come assassine per la legge sull’aborto. Raccapricciante. &lt;!-- more --&gt;&lt;br/&gt;Alla testa del corteo, Gianni Alemanno che brandisce lo slogan più ipocrita e sanfedista: &amp;#8220;&lt;em&gt;Non si può non dire &amp;#8216;no&amp;#8217; alla strage degli innocenti&lt;/em&gt;&amp;#8221;. Gli replica Ignazio Marino, candidato sindaco del centrosinistra: &amp;#8220;&lt;em&gt;Io, come medico e credente ho sempre lavorato per difendere la vita di ogni bambino e di ogni donna. Sono cresciuto all&amp;#8217;Università Cattolica, in anni in cui le donne arrivavano in ospedale sanguinanti e morivano di aborto clandestino. La posizione di uno Stato laico è e deve essere in difesa della vita e della dignità delle donne anche nelle scelte più difficili. Cercare di esasperare gli animi su un argomento del genere come fa il sindaco Alemanno dà la misura della sua statura politica. Ci dica che cosa ha fatto per i consultori di Roma e per le donne in difficoltà&lt;/em&gt;&amp;#8221;.  E Paolo Ferrero, segretario del Prc: &amp;#8220;&lt;em&gt;La &amp;#8216;marcia per la vita&amp;#8217; che si è svolta oggi a Roma e alla quale hanno partecipato numerosi esponenti politici del centrodestra è la celebrazione dell&amp;#8217;oscurantismo della Chiesa. Occorre tutelare le persone, in primo luogo le donne, non gli embrioni. Noi difendiamo la legge 194: è anacronistico e vergognoso che si facciano cortei del genere, nel 2013, sul corpo delle donne, contro la libertà e la dignità delle donne. Noi ricordiamo invece oggi Giorgiana Masi, uccisa a una manifestazione il 12 maggio del &amp;#8216;77, e tutte le donne vittime di violenza&lt;/em&gt;&amp;#8221;. Non solo i pro life sfilano nella Capitale. Studenti e collettivi femministi ricordano in Campo de&amp;#8217; fiori Giorgiana Masi, uccisa da un proiettile delle forze dell’ordine, il 12 maggio 1977, in un corteo che celebrava la vittoria del referendum per il divorzio.&lt;/p&gt;
&lt;h5&gt;Fonte: Liberazione - &lt;a href="http://www.liberazione.it/news-file/Roma--Si---svolta-la--Marcia-per-la-vita--tra-integralisti-cattolici-e-neofascisti.htm" target="_blank"&gt;http://www.liberazione.it/news-file/Roma&amp;#8212;Si&amp;#8212;-svolta-la&amp;#8212;Marcia-per-la-vita&amp;#8212;tra-integralisti-cattolici-e-neofascisti.htm&lt;/a&gt;&lt;/h5&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50339863250</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50339863250</guid><pubDate>Mon, 13 May 2013 15:21:10 +0200</pubDate><category>Roma</category><category>Marcia per la vita</category><category>Chiesa</category><category>Fascisti</category><category>Alemanno</category><category>Marino</category><category>Ferrero</category><category>Rifondazione Comunista</category></item><item><title>"A chi ci rimproverasse di recuperare il programma di Marx della dittatura dei lavoratori vorrei..."</title><description>“A chi ci rimproverasse di recuperare il programma di Marx della dittatura dei lavoratori vorrei porre la semplice domanda: non è forse dittatura, nella nostra democrazia, l’attuale dominio delle grandi industrie e delle banche su ogni aspetto della vita sociale in Italia, in Europa, nel mondo?”&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; - &lt;em&gt;Marco Ferrando&lt;br/&gt;Intervento al VI congresso PRC (via &lt;a class="tumblr_blog" href="http://appuntisociali.tumblr.com/" target="_blank"&gt;appuntisociali&lt;/a&gt;)&lt;/em&gt;</description><link>http://noterosse.tumblr.com/post/50339255935</link><guid>http://noterosse.tumblr.com/post/50339255935</guid><pubDate>Mon, 13 May 2013 15:05:00 +0200</pubDate><category>Ferrando</category><category>Marx</category><category>Dittatura del proletariato</category><category>Rifondazione Comunista</category><category>Congresso</category><category>Partito Comunista dei Lavoratori</category><category>quote</category></item></channel></rss>
