E’ facile dire che ha lasciato un vuoto. E’ riempirlo che è difficile.
La Chiesa ha bisogno di intelligenza, non di furbizia. Di apertura, non di chiusura.
E se proprio vuol fare politica, si dia al socialismo."
Clara Eissner Zetkin (Wiederau, 5 luglio 1857 – Archangelskoe, 20 giugno 1933)
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Friedrich Engels (Barmen, 28 novembre 1820 – Londra, 5 agosto 1895)
#Engels #Communism #comunismo
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Ungheria: la caccia alle streghe anticomunista si scatena nel cuore dell’Unione Europea
I comunisti, costretti a cambiare nome al loro partito, lanciano un appello perché si faccia conoscere al mondo l’offensiva liberticida del governo ungherese, che si propone di cancellare persino la memoria della Resistenza antifascista.
Ai partiti comunisti e operai di tutto il mondo
Compagni,
Il Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese ha svolto il suo 25° Congresso Straordinario l’11 maggio 2013.
Abbiamo cambiato il nome del partito. Il nostro partito in futuro si chiamerà Partito dei Lavoratori Ungherese.
Il cambio del nome del partito non significa alcun cambiamento politico né ideologico. Vogliamo continuare apertamente la nostra lotta contro il capitalismo, e non essere costretti all’illegalità. Per questo il congresso ha modificato il nome del partito per permettere la sua registrazione come Partito dei Lavoratori Ungherese. Sebbene cambi il nostro nome, i nostri principi non mutano. Continuiamo ad essere un partito marxista-leninista e comunista in lotta contro il capitalismo.
Modello argentino a Castelforte
— Angelo Mastrandrea —
Dalla multinazionale alla cooperativa. Alla EX Evotape gli operai si riprendono la fabbrica e vedono la luce in fondo al crac: «ora siamo padroni di noi stessi. il nostro è un esempio»
Per comprendere con quanta passione un lavoratore svolge la propria attività bisogna stare attenti a cogliere dettagli apparentemente minori, ma rivelatori. Ad esempio, se una piccola aiuola di un piazzale asfaltato si trasforma come per miracolo in un orto operaio, ciò vuol dire che chi l’ha tirato su e lo cura quasi fosse un figlio neonato non considera la fabbrica un luogo di alienazione e sfruttamento. Tra i 100 mila metri quadri di asfalto e capannoni della Mancoop, nelle campagne del bassissimo Lazio tra Castelforte e Santi Cosma e Damiano, in questi giorni stanno germogliando peperoni, basilico e rosmarino. E’ in questo metro scarso di verde attrezzato che è stato seminato il germe della speranza, e quelle piantine appena spuntate dal terreno rappresentano, per i 53 soci-lavoratori di una neonata cooperativa che produce nastri per imballaggi, il simbolo della riappropriazione del loro lavoro e della rinascita dopo un decennio trascorso in balìa di multinazionali arroganti, speculatori della finanza e avventurieri del capitale.
Sagnet d`Italia: il contributo di civilità dei migranti. Le storie dimenticate
— Antonello Mangano —
Quanti sono i Sagnet d`Italia? Tutti lo sanno ma lo dimenticano in fretta. Gli italiani non hanno memoria delle lotte contro il caporalato, la camorra e la `ndrangheta. Contro il lavoro nero e le inciviltà di questo Paese. Gli africani di Rosarno e gli operai della logistica. La comunità di Castel Volturno e i rumeni in Calabria. Hanno denunciato boss, scioperato contro lo sfruttamento. Risposta con i fatti al peggiore dei post di Beppe Grillo.
Yvan pensava all`Italia già da ragazzino a Doula, Camerun. Quando si iscrive al Politecnico di Torino realizza il suo sogno. Come molti studenti, rimane senza soldi e decide di cercarsi un lavoro estivo. Va a raccogliere i pomodori in Puglia e scopre un pezzo del Paese molto lontano dalla sua immaginazione. Contrariamente a molti italiani, decide che quello che vede non gli sta bene.
Lev Trotsky (Janovka, 7 novembre 1879 – Coyoacán, 21 agosto 1940) hunting for cacti in Mexico, 1940. Photo by Alexander Buchman. (Credit: http://zolotoivek.tumblr.com). Modificata. Fotografia A4 - 3508x2480 - https://www.box.com/s/glxut3nyy4k05tthl24r
‘Senza Confini’ - l’ultimo editoriale di Luigi Pintor
— Redazione ilcorsaro.info —
Luigi Pintor ci ha lasciato dieci anni fa, il 17 maggio 2003. Di seguito pubblichiamo il suo ultimo editoriale, di una attualità spiazzante.
La sinistra italiana che conosciamo è morta. Non lo ammettiamo perché si apre un vuoto che la vita politica quotidiana non ammette. Possiamo sempre consolarci con elezioni parziali o con una manifestazione rumorosa. Ma la sinistra rappresentativa, quercia rotta e margherita secca e ulivo senza tronco, è fuori scena. Non sono una opposizione e una alternativa e neppure una alternanza, per usare questo gergo. Hanno raggiunto un grado di subalternità e soggezione non solo alle politiche della destra ma al suo punto di vista e alla sua mentalità nel quadro internazionale e interno.
Non credo che lo facciano per opportunismo e che sia imputabile a singoli dirigenti. Dall’89 hanno perso la loro collocazione storica e i loro riferimenti e sono passati dall’altra parte. Con qualche sfumatura.
Grillo, un razzista qualunque
— Luca Fiore —
Grillo punta sempre più sull’elettorato spaventato dalla crisi e orientato su posizioni xenofobe. L’ultimo post sul suo blog parla alla pancia e sobilla le pulsioni più inquietanti dell’opinione pubblica quando avverte: “attenti allo straniero”.
Cos’è il razzismo? Attribuire dei fatti, degli eventi, delle caratteristiche di una o più persone a tutta la sua ‘razza’. E così se un immigrato ghanese fuori di testa esce in strada a Milano e prende a picconate i malcapitati passanti, il problema non è l’autore del gesto, ma diventa un popolo intero. I Ghanesi, perché Kabobo era ghanese, o per estensione meglio ancora tutti gli africani. O perchè no tutti gli stranieri.
E’ esattamente l’operazione che fa Beppe Grillo nel breve post pubblicato ieri sul suo (purtroppo) lettissimo blog. Un’operazione razzista da manuale, di quelle che raccolgono consensi trasversali ed entusiastici in una opinione pubblica sempre più spaventata da crisi, disoccupazione e mancanza di prospettive.
Zitto il nemico ti ascolta!
— Giorgio Cremaschi —
Se Silvio Berlusconi esprime sfacciatamente il peggio del passato e del presente del nostro paese, il Presidente Giorgio Napolitano rappresenta con il massimo della onestà e del rigore una Italia senza futuro. Apprendiamo da Il Messaggero che il Presidente chiama tutti alla calma e ai toni bassi, il leader della destra così come quegli splendidi bresciani che in massa l’hanno contestato. E questa politica a bassa voce viene invocata anche per gli impegni assunti da governi e Parlamento con l’Unione Europea. State zitti, l’Europa ci ascolta. (…)
Non ci sono illusioni da coltivare, secondo Giorgio Napolitano, sul fatto che si possa in breve abbandonare la politica di austerità e rigore. I patti europei, il fiscal compact, la Troika non lo permettono.